giovedì 23 aprile 2009

"PARS OCCIDENTIS": LO SPIRITO DI CROCIATA

CATTIVA GLOBALIZZAZIONE
ESODO MEDITERRANEO

Voelkerwanderungen
Fenomenologia della povertà e della salvezza.

La storia moderna attuale ci costringe a una ineludibile riflessione e testimonianza di fronte alle catastrofi sofferte nel mondo, in Irak, negli Stati Uniti, in Afganistan, in Africa e in Sudamerica, in Tibet, in Sudan, in Cina, in India a causa di terrorismo, dittature, fondamentalismi, tsunami, esondazioni, terremoti: indicibile si ripropone ciclicamente il dramma della paura e la ineluttabilità della morte, vissute come ineffabili espressioni terrifiche di angosce e fobie collettive dinnanzi al pericolo di cataclismi e alla minaccia di guerre e di epidemie incontrollabili.
Il progresso tecnologico e scientifico non ci ripara dalle conseguenze dell’odio e dell’ignoranza in questo mondo paradossale dove la globalizzazione “imperfetta” è ipocritamente asseverata dalle inique leggi dei potenti, che hanno scisso l’etica dall’economia, sacrificando il benessere collettivo all’ ingordigia di banchieri, azionisti, multinazionali e imprese senza scrupoli, laddove politica e mafie si confondono con la democrazia corrotta dell’ Occidente.
A Oriente e nei paesi emergenti si sta ancora peggio, satrapi e dittature soffocano aneliti di libertà con la violenza, la tortura, l’islamismo fondamentalista, l’esodo biblico di masse affamate ed inerti, dimenticate o rimosse: in orde disperate si ammassano ai confini d’ Europa che si affannano ad accoglierli con l’ipocrisia del politicamente corretto o a respingerli dopo averli allettati nei loro paesi d’origine con ingannevoli messaggi di consumismo, afinalistico, diseducativo, sempre più lontano dai vincoli fieri della cultura civica, storica e religiosa dei popoli.
Chi-accoglie e chi-respinge così , senza dare prima un fondamento etico alla propria storia, non raccogliendo nello Stato il vissuto storico laico e religioso del proprio essere “cittadini”, corrode ignobilmente la civiltà greco-latina e cristiana che nei due millenni trascorsi ha marcato gradualmente in Europa i confini della nostra cultura.

SI VIS PACEM PARA BELLUM

Alcune riflessioni si evincono dall’esperienza di una globalizzazione “cattiva” , demagogica, ideologicamente paranoide, ipocritamente solidale, scissa dal reale bisogno di una vera solidarietà creatrice di autonomia, contro la povertà e la disperata solitudine di popoli minacciati da diatribe interne , dove l'evoluzione storico-politica-religiosa non ha costruito sistemi di governo parlamentare ma dittature religiose, pseudodemocrazie tribali, monarchie feudali in terre incolte o desertiche relegate ai confini di un diverso e opposto mondo che si è perduto nella violenza del colonialismo e nell’abbandono di valori culturali e religiosi salvifici.
Europa, Stati Uniti, Africa, Asia, Medio Oriente non celebrano nell’epoca contemporanea quanto possa essere complementare all’itinerario interreligioso e divenire volàno di una pacificazione mondiale attraverso la conquista, ovunque, dei Diritti fondamentali come promulgato nello Statuto delle Nazioni Unite, adottato il 26 giugno 1945 a San Francisco, a conclusione della Conferenza delle Nazioni Unite sull'Organizzazione Internazionale per la pace, la sicurezza, lo sviluppo.
Il suo fallimento è implicito all’ ipocrisia dei firmatari della Carta delle Nazioni Unite che non hanno predisposto subito tutte le strategie programmatiche necessarie al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali e allo sviluppo delle relazioni amichevoli e della cooperazione fra le nazioni, non potendo la globalizzazione essere ridotta solo all'economico, ignorando l'implicita complessità delle dimensioni culturali, politiche, sociali e militari.
Dovrebbe essere un imperativo categorico, irrinunciabile, mantenere, rafforzare e fondare la pace internazionale sulla libertà, l'uguaglianza, la giustizia e il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo sviluppando relazioni amichevoli fra le nazioni indipendentemente dalle differenze dei loro sistemi politici, economici e sociali e dei loro livelli di sviluppo.
Gli Stati non sempre si sono astenuti nelle loro relazioni internazionali dall'impiego di misure coercitive di carattere militare, politico, economico dirette contro l'indipendenza politica o l'integrità territoriale di qualunque altro Stato.
Non tutti gli Stati hanno risolto le loro controversie internazionali con mezzi pacifici.
Non sempre hanno messo in atto ogni possibile mezzo diretto a impedire di destabilizzare l'unità nazionale e l'integrità territoriale di uno Stato o di metterne in pericolo la sua indipendenza politica.

E’ rimasto inosservato e inadempiuto il principio del Diritto dei popoli all'autodeterminazione e il principio dell'uguaglianza sovrana degli Stati.
Drammatica è ormai l'inadeguatezza del sistema delle Nazioni Unite di fronte alla vacuità delle proclamazioni della Carta delle Nazioni Unite e della Commissione dei diritti umani essendo fragili i limiti del sistema di garanzia laddove vige la legge e il veto del più forte, quando la violenza diviene politicamente corretta se a perpetrarla è il paese egemone più armato o quello economicamente più attrezzato a ricattare vicendevolmente le aree geopolitiche indebolite ed emarginate dall'aumento del numero e della violenza dei conflitti interni.
La risoluzione del Diritto contemporaneo è alfine minacciata da una tensione crescente dentro la parte dispotica del "mondo" arabo islamico, dall' escalation del terrorismo internazionale fondamentalista, dalla crisi mondiale che ancor più destabilizza i paese africani, asiatici e sudamericani spinti verso alleanze schizofreniche di ribellione per l’impoverimento culturale, etico, religioso della Pars Occidentis che per due millenni ha retto i destini del nuovo mondo, talvolta indegnamente se il nostro sguardo passa criticamente attraverso l’interpretazione della verità storica.

Ancora una volta il mondo Occidentale si trova costretto alla difesa : “si vis pacem, para bellum” .

Bisogna scegliere da che parte stare, inutile il pietismo, la globalizzazione miserevole, il solidarismo becero, il pauperismo fatuo e l' anarchia, non è il momento di deporre vessilli e gonfaloni, non possiamo rinunciare almeno per un trentennio all’energia nucleare in un contesto di dipendenza attuale dalle forniture di petrolio dei paesi arabi, così come ad un severo risparmio energetico, al rispetto della Carta dei Diritti come all’esigenza di essere reciprocamente ovunque rispettati, all’accoglienza dei lavoratori stranieri, operai, artigiani o tecnici come all’arresto e all’espulsione dei violenti e al rifiuto del vagabondaggio, all’ intercultura come alla nostra cultura -tanto più- alla interreligiosità come al nostro segno della Croce -a maggior ragione- come alle nostre Chiese, alla comprensione delle lingue straniere come allo studio e all’uso della nostra lingua antica, ellenico – latina , dialettale e moderna, nessuno deve sentirsi straniero in casa propria.
CATASTROFE E TRIONFO DELLA NOSTRA CULTURA CRISTIANA

L' Impero Romano d'Oriente nasce per arginare barbari germanici e Slavi sulle sponde del Danubio e i Persiani sull'Eufrate; Costantino I sceglie come capitale Bisanzio (Costantinopoli\ 330 d.C.), citta' piu' vicina e difendibile di Roma, per fronteggiare i popoli d’ Oriente.
Teodosio I il Grande affida nel 395 l'Occidente al figlio Onorio e l'Oriente al figlio Arcadio. Onorio trasporta la Capitale a Ravenna (404), Arcadio conferma la scelta di Costantino I.
Un vasto delta etnolinguistico e etnoculturale sedimentato dal Danubio al Caucaso nei secoli ha attraversato l’Europa permeando il sentire delle genti che hanno nutrito i loro figli e dato sepoltura degna agli avi, costruendo Città Stato per il governo e templi per la preghiera, monumenti per gli eroi e una nuova identità passando dal paganesimo di matrice greco romana a una nuova cittadinanza cristiana attraverso un lento processo catartico fatto di lacerazioni, mutamenti, conversioni che avrebbero superato nel corso del primo millennio la superstite coscienza pagana della decadente Roma imperiale, di fronte alla deriva delle popolazioni germaniche e uraloaltaiche.
Nel primo millennio si è costituita la “Pars Occidentis” su norme civiche e su valori cristiani antitetici all’Islam e nasce con Carlo Magno nell’Epoca medioevale dell’ 800 l'Europa cristiana.
Dal VII secolo l’assalto musulmano imperversa nel mediterraneo per circa otto secoli nel vano tentativo di costituire uno stato islamico unitario.
L’Europa si riappropria della politica tra il Novecento e il Mille, contro Bizantini e Normanni, Arabi, Ungheri e Slavi e la Chiesa non si sottrae alle battaglie, lotta contro il feudalesimo ecclesiastico riaffermando la teocrazia papale.
Tutto l'Occidente, Europa cristiana e romana sostiene un immenso teatro di guerra nell’esuberante spirito delle Crociate e delle Repubbliche marinare che inalberano vessilli.su tutto il bacino del Mediterraneo, delineando il conflitto tra mondo cristiano e musulmano.
Il “bannum pontificale” di Sergio IV raccoglieva l’ Occidente cattolico sotto i gonfaloni di San Pietro contro la minacciosa avanzata delle armate turche verso i confini dell’Impero, per liberare il Santo Sepolcro e arrestare la minaccia turca su Costantinopoli.
Così evocavano i cavalieri contro la divisione politica e militare della cristianità: “Templum Dei acquirere, Saracenos destruere.”

Il 29 maggio 1453 Costantinopoli cadde ad opera di Maometto II e il corso della Storia mutò, Occidente e Oriente si contrapposero tenacemente e l’ Impero Latino, centro di gravità del mondo antico e ultimo baluardo della cristianità orientale , decadde in rovina, esponendo alla mercé dei turchi le città dei mari Egeo, Ionio e Adriatico.

Malta, Vienna, Roma, Italia e Spagna temevano invasioni, razzie, devastazione e massacri. "Dies irae, dies illa".
Lo spirito di crociata preservò tuttavia le nazioni europee dalla dominazione musulmana e riscattò la caduta dell’ Impero con la vittoria di Lepanto nel 1571: duecentootto galee, di cui centodieci affidate al comando di capitani veneziani, sconfissero la flotta turca di duecentotrenta navi restituendo coraggio alla Comunità cristiana di tutta l’Europa Occidentale.

L’ 11 settembre 1683 l’ esercito di Maometto IV riprese la sua marcia verso l’ Occidente ma le mura di Vienna resistettero all’ impeto turco e resituirono grazia alla Civiltà cristiana, sacralità alla vita, proteggendo un millennio di storia evangelica contro il fondamentalismo cranico.

IL PERCORSO PIU’ DIFFICILE DELLA STORIA CRISTIANA :LA PACE
SHALOM

Come altrimenti potremmo difendere la nostra Cultura se non riconquistando il Tempio di Gerusalemme (“Yerushalaim” in ebraico: città della pace , distrutta 18 volte dai tempi di Davide) , sostenendo l’integrità di Israele dalle insidie di chi nega sistematicamente l' Olocausto, esporta odio ed antisemitismo invocando la distruzione dello stato di Israele, senza alcun rispetto dei diritti umani civici ed etici conquistati nei secoli dalle nostre genti d’ Europa: dall’Egeo al mare del Nord, dal Portogallo agli Urali, in un percorso storico che attraversò il mistero delle nostre origini cristiane, la sapienza del monachesimo e dei Santi, di sacerdoti, monaci, eremiti sensibili al richiamo della Terra Santa, l'epopea di Carlomagno, Re dei Franchi e dei Longobardi, contro i Mori di Spagna, il trionfo dei Templari , quando le forze crociate affluivano per terra e per mare verso Oriente dalla Francia, dall'Italia, dall'Inghilterra, dalla Danimarca, dalla Norvegia, dalle Fiandre.
Durante le prime crociate, Venezia conquista le città costiere della Siria e della Palestina per installare fòndaci a Gerusalemme, Alessandria, Acri, Beirut, Aleppo, Damasco, il Cairo, in isole e porti dell’Egeo.
Nel XIII secolo Marco Polo inizia il suo lungo cammino verso l’Asia Minore divenendo ambasciatore del nuovo mondo e preannunciando l’incontro-scontro con l’universo spirituale dell’Asia e delle Indie.
La nostra storia passò fiera attraverso l’esperienza salvifica dell’ Umanesimo e del Rinascimento, la rivoluzione protestante della Riforma luterana e la Controriforma per una nuova reinterpretazione della fede, l’Assolutismo e l’Illuminismo, le rivoluzioni Americana e Francese, la liberazione kantiana dai vincoli della istituzione ecclesiastica e della vita morale, le conquiste tecnologiche dell’epoca moderna sino alla traccia violenta delle ideologie comuniste e naziste, ma divenne prodromica alla fondazione degli Stati liberali contemporanei.
La storia passò come lava sui campi insanguinati delle guerre mondiali sino alla guerra fredda dei mondi USA e URSS finchè la caduta del muro di Berlino abbattè ogni simulacro di dispotismo nei Paesi d’Europa, facendo luce sulla verità storica e riappropriandosi dell’etica e della morale cristiana, sul sentiero faticoso della laicità dello stato.
Il crollo delle torri Gemelle (11 settembre 2001) ha lacerato il corso della storia contemporanea, lasciando un vallo profondo tra le civiltà cristiana e musulmana, percepito più dagli umili che dagli intellettuali demodés del politically correct che mistificano la libertà dell’uomo in ateismo agnostico, rifiutando il sentimento dei valori cristiani che hanno fondato e tracciato il solco delle nostre vite.

LE RISOLUZIONI PER LA PACE

Non è la globalizzazione che ci salverà…ma, credo, un nuovo Concilio e un nuovo Patto con gli Stati Cristiani continentali, una nuova Risoluzione della Assemblea Generale delle Nazioni Unite che proclami un codice dei reati contro la pace e la sicurezza dell'umanità, che rispetti la dignità dell’uomo contro ogni razzismo e intolleranza, comunque certi che né la pietà né la forca possono recidere le radici sociali della povertà in assenza di un saldo senso civico di appartenenza che legittimi lo Stato di Diritto.

I TEMPLARI, OGGI, NON PER SERVIRE PAPI O RE

Ineluttabile sentirci oggi ancora Cristiani col fervore dei templari riappropriandoci dell’etica sul sentiero faticoso della laicità dello Stato che non sia in antitesi con la morale cristiana, non per servire Papi o Re, ma per salvare la nostra fede in un Dio che è risorto e risorge in noi come Popolo in una Terra Santa in cui ci riconosciamo fedeli, dove non ci sia mai posto per satrapi crudeli.

“Come cantare i canti del Signore
In terra straniera?
Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra;
mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.”
Salmo 136

domenica 12 aprile 2009

VECCHIAIA SENZA RIPARO:IL MISTERO DELLA FEDE

(Sermones, 43, 9 - Sant'Agostino di Ippona )



crede ut intelligas
(credi per comprendere)
e inseparabilmente,
intellige ut credas
(comprendi per credere)
per poter ritrovare Dio.


Il Vecchio:
Angelo custode
dell’Essere,
del Significare,
dell’Esistere.

La mia esperienza di medico presso strutture protette e case di riposo mi poneva quale operatore geriatrico di fronte a due considerazioni sulla realtà sociale e sanitaria dell’anziano: l'esperienza del dolore e del misterioso declino dello stato cosciente nella malattia, che mi hanno offerto il dono sensibile della fede per comprendere l'armonia interiore dello spirito e quella universale del creato.
IL DELTA MISTERIOSO DELLA VITA E DELLA MORTE
1) In primo luogo il dramma del dolore sofferto nella solitudine dei grandi spazi di una residenza socio sanitaria assistenziale “moderna”, dolore che diventa violenza contro la persona quando si vuole medicalizzare a ogni costo un problema che è soprattutto familiare, sociale, storico, esistenziale: la soglia del dolore si abbassa quanto più si è soli nello spazio vuoto della solitudine e l’ipocrisia del farmaco seda solo parzialmente il dolore togliendo emozioni, calore, vita cerebrale; questo dolore da noi rimosso, rifiutato, negato come incarcerato in un lebbrosario dove allontanando il malato grave dalla nostra vista ci illudiamo di seppellire così le nostre inquietudini e le nostre angosce di fronte alla caducità del vivere; si rifiutano i valori per tutto ciò che è effimero, ci si oppone all’eticità del vivere per rincorrere sofismi, si nega la vita per rimuovere la morte come problema, irrisolvibile quesito diagnostico il morire! Nove morti su dieci sono falsi in atto pubblico, di certo in buona fede, ma con certezza nessun medico potrà dirsi convinto di avere compreso la causa vera del morire: si muore per arresto cardiaco? Per arresto del respiro? Per un arresto della coscienza? Forse si scambia facilmente la causa con l’effetto? I moduli Istat ci suggeriscono di trovare meglio le cause della morte al di fuori degli effetti, ma come riconoscere la morte se ancora non conosciamo la causa vera del vivere? Vivere è energia che nasce e si crea così come nasce la vita creata, ma da quale origine infinita si deriva la vita se non dalla stessa origine infinita della morte? Il fascino della creazione nasconde il dramma della morte ma non può negarla, salvo sublimare la morte con l’eroismo del vivere, anche soffrendo. Si spiega il gusto dell’incosciente eroismo di chi affronta fatiche estreme e dolore fisico per raggiungere mete credute impossibili, di chi sfida la caduca natura dell’uomo per strappare una fiamma di energia al proprio Dio ad ogni costo, sapendo anche di rischiare la vita stessa, sfidando la morte casuale in agguato.
L' armonia del Creato, "suprema convenientia" , rappresenta la verità della fede in Dio sublimando in noi l’icona della sofferenza imposta nell’animo dal Dio stesso in cui ci riconosciamo e verso cui e in cui la vita e la morte si manifestano. Come potremmo rivendicare con certezza che la sofferenza pur estrema della malattia giustificherebbe l’atto medico di interrompere la vita? Eutanasia non è scienza. I principi della scienza galileiana non possono giustificare una “buona morte” senza negare incondizionatamente l’eticità della vita, che deve essere un bene comune, non più solo personale e individuale.
Il delta misterioso del Vissuto sta al delta misterioso della Morte così come il mistero sta al Dio vero che è in ciascuno di noi. La persona non è individuo ma ricchezza comune, energia da condividere e condivisa in tutti gli uomini credenti: solo l’ateismo può essere protagonista di un percorso individuale che neghi il mistero esclusivo del dono divino della vita e postuli la morte come soluzione al problema della sofferenza pur estrema del dolore nella malattia.
VERBO E CARNE
2) In secondo luogo mi rallegra il ritrovare nell’Anziano in salute psicofisica la più completa possibilità di restituire al tempo il valore della saggezza e della virtù e di cogliere l’esperienza vicina dell’Io cosciente, come un Angelo custode dell’Essere, del Significare, dell’Esistere. Dolce il pensare al Vecchio non come disgrazia e malattia! Avviciniamolo senza timore che la sua presenza porti maleficio o tolga spazio alla dirompente volontà dei più giovani: quale insipienza maledetta ha tolto ai Vecchi lo spazio sociale dove vivere fisicamente passeggiando senza barriere architettoniche e psichicamente partecipando con emozioni alle vicende culturali quotidiane?
Quale destino attende la giovinezza effimera di questi decenni dedicati al culto fatuo dell’inutile vivere senza valori? Quali ideologie hanno impedito il recupero dell’Essere nella reale bellezza della sua diversità? La domanda è eufemismo, le conosciamo tutte le ideologie che hanno imperversato come idee illiberali e barbare nel secondo millennio! Falsi o ignoranti profeti spingono verso la materializzazione dell’Essere che per restare libero deve ancora credere e sognare, attraverso il rinascimento della spiritualità del Corpo, come Verbo e Carne.
La dicotomia dell’esistenza tesa in equilibrio tra i valori del bene e del male produce nella coscienza dell’uomo una ferita lacerante ogni volta che lo stato di salute viene meno per malattia, presentando a noi tutti l’unico conto da pagare al mistero della Creazione: il mistero della Fede.
Chi accetta e paga questo conto nella vita può trarre dalla sofferenza e dal dolore il senso della unicità del vivere, nella solidarietà, nella compartecipazione, nella attribuzione di valori agli atti e alla parola:sono il Verbo e la Carne che formano il Corpo ed è il sentire che da espressione al Verbo. La coesistenza cosciente del dolore e del piacere, come della sofferenza e della gioia, dà colore e vita ai sentimenti, dà valore alla vita.
Vecchiaia, non è lo stato di salute fisico che la definisce, bensì il valore che il Tempo dà al Verbo e alla Carne, come se lo Spirito soffiasse nel Corpo l’ anima della virtù.

IN INTERIORE HOMINIS HABITAT VERITAS

Vecchiaia senza riparo,
unica reale minorazione nell’anziano
- ma così è anche nel giovane -
è la perdita di coscienza,
lo stato demenziale, la dissociazione psicotica delirante e allucinatoria che lascia una frattura spesso insanabile fra l’ Io cosciente e l’Universo, separando drammaticamente l’ Unicità dall’ Essere. L’ Io resta qui impresso nel DNA della memoria biologica, scisso dalla percezione cosciente, imperfetta testimonianza dell’ armonia vissuta alla luce della ragione, identità della sapienza Divina interiore riconosciuta.
...
La Coscienza
riconosce la propria identità
soltanto se comprende
scrutando
la verità per credere,
non allontanandosi da se stessa
se non per trascendere,
credendo
per comprendersi
identitaria
allo spirito Divino
universale e interiore
...
De vera religione, 39,72 - Sant'Agostino di Ippona :

"Recognosce igitur quae sit summa convenientia.

Noli foras ire, in teipsum redi;

in interiore homine habitat veritas;

et si tuam naturam mutabilem inveneris, transcende teipsum.

Sed memento cum te transcendis, ratiocinantem animam te transcendere.

Illuc ergo tende, unde ipsum lumen rationis accenditur..”

..Riconosci quindi in cosa consista la suprema armonia:
non uscire fuori di te, ritorna in te stesso:
la verità abita nell'uomo interiore
e, se troverai che la tua natura è mutevole, trascendi anche te stesso.
Ma ricordati, quando trascendi te stesso,
che trascendi l'anima razionale:
tendi, pertanto, là dove si accende il lume stesso della ragione..

sabato 11 aprile 2009

LA FORZA DELLA POESIA E DELLA SAGGEZZA !

Rileggendo un polveroso libro di scrittori latini tratto da una dimenticata biblioteca scolastica in un angolo dello scantinato ritrovo alfine il giusto metro per esplorare un’età a me cara: la vecchiaia!
Il poeta Catullo
(87-50 a.C.) presentando a una brigata di ospiti il fasèlo che intarla, oramai fuori d’uso, nell’ insenatura del lago, nel carme “Phaselus ille”, narra: “quel battello che vedete, ospiti, fu la nave più veloce e potè passare avanti a tutti i legni galleggianti in corsa, sia che dovesse navigare a remi o a vele”. Il fasèlo che una volta volava sulle onde giaceva nella immobilità sonnolenta della vecchiaia senza riparo, dopo avere veleggiato per tanti mari in tempesta.

Un poeta latino minore, Lucilius, in una sua lirica “Virtus, Albine” narra:
La Virtù, o Albino,
consiste nell’apprezzare adeguatamente le cure e gli affari della vita;
la Virtù consiste per l’Uomo nel sapere il valore di ciascuna cosa,
Virtù per l’ Uomo è sapere ciò che è giusto, utile, onesto
e così ciò che è bene, male, inutile, vergognoso, disonesto;
Virtù è conoscere un termine e un limite nell’ammassare;
Virtù è potere apprezzare al vero le ricchezze;
Virtù è onorare ciò che veramente lo merita;
essere nemico pubblico e privato degli uomini malvagi e dei cattivi costumi,
ma difensore degli uomini onesti e dei buoni costumi:
esaltare questi, volere loro bene, essere loro amico;
infine mettere al primo posto gli interessi della patria
e al secondo quelli dei nostri cari,
al terzo ed all’ultimo i nostri

"Virtus, Albine,
est pretium persolvere verumquis in versamur, quis vivimus rebus, potesse,
virtus est homini scire id quod quaeque habeat res,
virtus scire homini rectum, utile quid sit, honestum,
quae bona, quae mala item quid inutile, turpe, inhonestum,
virtus quaerendae finem re scire modumque,
virtus divitiis pretium persolvere posse,
virtus id dare quod re ipsa debetur honori,
hostem esse atque inimica hominum morumque malorum
contra defensorem hominum morumque bonorum,
hos magni facere, his bene velle, his vivere amicum,
commoda praeterea patriae prima putare,
deinde parentum,
tertia iam postremaque nostra."

Quanta saggezza!
Non sembrerebbe che soltanto dopo Lucilius siano vissuti il Cristo, i Papi della Chiesa , tanti statisti e filosofi dell’era moderna!

Tutto il percorso storico dell' 800 - 900 lasciò nei popoli un anelito di liberazione dalle oppressioni dell' assolutismo e delle dittature: assaporarono l'utopia di avere raggiunto alfine la soluzione per la pace, dimenticando tuttavia che la Libertà è una conquista sociale di altissimo valore etico soltanto se viene anteposto, sia come mezzo sia come fine, il rispetto dei valori umani: in primo luogo la tutela della vita e della salute dei cittadini, unico vincolo assoluto per qualsiasi rivoluzione culturale, a qualsiasi latitudine.

Per risolvere i problemi della nostra vita sociale non servono soltanto uomini concreti e razionali ma persone che sognino ancora di cose apparentemente irrealizzabili.

Oggi più di ieri etica e politica devono coesistere per riformare la politica sociale e la medicina sociale.

Oggi non più occorrono gli scettici e i cinici, ma ottimismo, coraggio, eroismo servono ancora ai cittadini: dal malgoverno delle istituzioni nasce la sfiducia nella possibilità di reagire e vincere la sofferenza, il dolore, la povertà, la malattia, l'emarginazione, la solitudine, l'abbandono; deriva la paura e il rifiuto del disabile, dell'ammalato, dell'anziano fragile e l'indifferenza per avere rimosso il problema, negata la realtà sociale, dissimulata la propria infelicità.

Dalla spregevole e illusoria certezza di non essere interdipendenti biologicamente, psicologicamente e socialmente, nel contesto umano e culturale vissuto, deriva il categorico rifiuto della solidarietà, odio contro gli emarginati, frattura e lacerazione con il mondo reale.

Catullo e Lucilius mi hanno fatto compagnia in questo dialogo, insegnandomi con la forza della poesia e della saggezza quali siano i rimedi contro una "vecchiaia senza riparo": la via per la promozione di un nuovo concetto di Salute Pubblica in cui la Virtù faccia perno sulla stretta agognata connessione fra politica sociale, giustizia sociale e riforma sociale.

lunedì 29 dicembre 2008

PRECARI. SPERANZE, IMMAGINAZIONI E POESIA.

PRECARI
ALLA RICERCA
DELLA FELICITA' PERDUTA
La felicità è un' illusione ma allora è meglio condividere la propria illusione con gli altri, del resto a che cosa servono i blogs se non a questo? E le illusioni sono immaginazioni, non sono altro che uno spazio senza tempo dove ciascuno di noi consapevolmente o meno ripone il proprio vissuto, non fosse altro che per salvarsi l'anima o serbare l' illusione che i nostri desideri siano ancora...possibili!
POESIA E METAFISICA
Ariane e Ilaria scrivono e trascrivono pensieri, poesie e sentimenti che toccano le corde sensibili del nostro cuore per sperare e farci sperare ancora!
La poesia e la metafisica restano le uniche saette di Cupido per offrirci emozioni, ancora, nonostante tutto (solitudine e sfiga comprese). Sono sempre più convinto che se tornassimo a essere creativi, a leggere o ad ascoltare o guardare più poesie, anche musicali o pittoriche ( liberando immaginazione, illusioni, speranze, sogni, desideri ) saremmo più felici e veri tutti quanti e ritroveremmo meglio noi stessi, riconoscendo tra le righe una nota di verità, magari sfuggente ma vera!
PARLAMENTARI, SINDACALISTI E PRESIDENTI
Sicuramente anche i nostri rappresentanti istituzionali e sindacalisti se leggessero ancora poesie, comprese quelle di Ariane e di Ilaria, sarebbero taluni più intelligenti e talaltri sicuramente meno ignoranti, renderebbero un servizio vero alla nazione e rinfrancando gli elettori potrebbero restare ancora per una legislatura, amati, desiderati, rispettati, benvoluti e ben pagati, basterebbe che si presentassero tutti e ciascuno sull’attenti, con un saluto, a noi cittadini che non li abbiamo mai scelti se non virtualmente , attraverso la gran buffonata delle elezioni, quando alle circoscrizioni elettorali gli umani, umanoidi, ricchi e poveri, professori e muratori, cittadini e puttane, travestiti e sorci posero e pongono ignari una firma, che dico, una croce analfabeta ( cioè priva di significato- lo dice il segno stesso croce) su di un partito, talora per caso, quasi sempre sbagliando (pentendosi 72 ore circa dopo) quando si accorgeranno di non avere scelto nessuno, né un deputato conosciuto e amato né un presidente degno della propria e della altrui croce.
Certo servono per le casseforti dei potenti ori e sesterzi, veline e fotoreporters, barche a vela e nascoste mollezze sciocchezzuole, mentre il precario incazzato munge il fido dal conto corrente e i figli a scuola non è mica detto che imparino a lavorare!
Bisognerebbe portare a Palazzo carri colmi di scritti filosofici per loro da imparare per essere migliori, a cominciare dalle tavole di Mosé per finire con gli studi della filosofia della scienza, ma regalerei loro, dopo averli educati agli studi umanistici interrotti ( con l’ausilio di professori precari per ore serali di ripetizione), anche le opere complete di Cicerone e di Seneca da studiare a memoria con metrica peripatetica, camminando avanti e indietro da Montecitorio, dentro e fuori dal Palazzo, sino a quando non abbiano appreso il senso della Parola, il significato del Verbo, coniugazioni e declinazioni alla mano, pronuncia labiale, gutturale e nasale sino a vomitare complementi tempi e modi per parlare correttamente, per farsi comprendere e per comprendere di essere stati eletti, scelti, preposti, candidati, nominati pubblici ufficiali al servizio dello Stato.
Leggete il testo seguente di Lucilius,
quanta lungimiranza nel riconoscere i galantuomini del Senato!
"Nunc vero a mani ad noctem, festo atque profesto,totus item pariterque die populusque patresqueiactare indu foro se omnes, decedere nusquam,uni se atque eidem studio omnes dedere et arti,verba dare ut caute possint, pugnare dolose,blanditia certare, bonum simulare virum se,insidias facere, ut si hostes sint omnibus omnes."
(Ora dalla mattina presto a tarda notte, nei giorni di festa e di lavoro, tutto il popolo e i senatori, senza distinzione, si agitano per il fòro, e non se ne vanno mai; tutti si sono dedicati a un'unica attività, a un'unica arte: riuscire a imbrogliarsi senza darlo a vedere, combattersi con la frode, gareggiare in complimenti, fingersi galantuomini, tendersi trabocchetti, come se fossero tutti nemici l'uno dell'altro)
LAVORO, LAVORO, LAVORO!
La sola Cultura certo non basta, ci vuole soprattutto "lavoro", lavoro, lavoro! Chi non ha mai lavorato non può entrare nel Palazzo! Come potrebbe lavorare se non ha mai lavorato? Tutti a casa, via dal Palazzo per sempre i ladri e i fannulloni! Lì, nel Palazzo, si va a Lavorare e chi non lavora deve andarsene via subito, cacciato via per sempre dagli Uffici Pubblici! I Cittadini, gli Elettori devono sapere e vedere ogni gIorno chi siede in Parlamento a legiferare, non solo il mercoledi, un'ora dedicata al controllo elettorale, al merito, alla Giustizia, al Diritto: sempre, tutti i giorni dell'anno!
Mentre i nostri Parlamentari apprendono la sintassi dedichiamoci noi con pazienza alla Poesia e alla Metafisica, sempre che qualcuno non si incazzi troppo al punto di andare a vedere a Roma, a Milano, a Venezia o ad Ancona (per esempio) se mai questi nostri ragazzi stiano studiando veramente, sempre che abbiano almeno un poco lavorato prima da precari!
LATINO E GRECO CONTRO CINESE E ARABO
Peccato avere rinunciato allo studio delle lingue classiche per dare spazio al cinese e all’arabo, ma come diversamente avrebbe potuto essere costruito un programma di studi demenziale se non da quegli stessi eroi del sessantotto assurti in cattedra ?
Io sono convinto che quando si distrugge qualcosa di antico non nasce più qualcosa di nuovo, così come non nasce un figlio da genitori che non siano vissuti per lui, amandolo dal ventre già dentro di loro.
Portatemi uno scritto o un geroglifico che sia migliore dei nostri antichi latini e greci, per Dio! O della nostra Storia, per Diana! Roba da costringere i deputati ad apprendere l’Odissea e l’Eneide prima di entrare nel Palazzo!
Le poesie di Marziale
ad esempio sono bellissime (ancor più se lette in latino per la musica del verso) e ci rappresentano con magica ambivalenza la sensualità onirica del rapporto amoroso e la sessualità concreta del sogno (di ciò che più o meno vergognosamente sogniamo). Che di più congeniale dopo una solenne tristezza o incazzatura?

ORSU' CIABATTINI NOSTRI , ANDATE PRIMA A LAVORARE E
ANCOR STUDIATE, STUDIATE
" Irasci nostro non debes, cerdo, libello.
Ars tua, non vita est carmine laesa meo.
Innocuos permitte sales. Cur ludere nobis
Non liceat, licuit si iugulare tibi?"

(Ciabattino, non te la devi prendere con il mio libello, le mie poesie colpiscono il tuo mestiere e non la tua vita, permettimi le mie sciocchezzuole. Perchè non dovremmo scherzare noi, quando a te è lecito sgozzare?) Marco Valerio Marziale.
Un 2009 repleto de felicitade!
(leggete Marziale e poi restate più a lungo con la persona che amate!)
Valdemar

venerdì 26 dicembre 2008

PRECARIATO SANITARIO E VERGOGNA DI UNA SOCIETA' INCIVILE

UTINAM PATER MEUS ADHUC VIVERET!
Oh, se mio padre vivesse ancora!

"Forrest maior cum meis lacrimis in Padania miscuit suas, Fulvi mentes atque sententiae in Senigallia cum meis voluntatibus suffragiisque consentiunt"

"Pugnamus ut liberi simus utque patria libera sit. Vos fratres habeo!". "Fortis animi et constantis est non perturbari in rebus asperis" (Cicerone). E' proprio di un animo forte e fermo non lasciarsi perturbare dalle avversità.

Cari amici, pensare che le nostre esperienze di lavoro sono condivise da tanti colleghi (sicuramente\ e forse peggio per chi inizia il lavoro oggi) è lacerante, sono 200 watt di colpo che scorrono nelle vene, cola lava dalle corde vocali, un salasso dall'arteria femorale, un 'aneurisma aperto intracranico, una trombosi del seno cavernoso, un urlo sincopato in eco a una crisi epilettica (con relativa incontinenza doppia).

"Chi^cani^de^tuti^i^loro^mor(r)ti" ai politici che in parlamento e nelle regioni progettano con i sindacati architetture sanitarie schizoidi, fuori dalla storia e da ogni vissuto medico precario.

UN SISTEMA MAFIOSO ISTITUZIONALE

Il precariato è l'effetto dello scempio politico antistorico decadente di un sistema mafioso istituzionale che ha generato fratture insanabili e paralizzanti nel Parlamento Italiano e lacerazioni demenziali nella società civile e nella cultura nazionale.

Non ci sara' alcun rimedio possibile al precariato senza che si metta un argine al dilagare di una Cultura di bottega, mediatica e istituzionalizzata, antinazionale, parcellizzata in ogni isolato campanile della nostra penisola, difensiva e timorosa del nuovo che avanza, medioevale, coercitiva negazione cieca del proprio passato che non è soltanto l'Inno nazionale ma il recupero fiero e dignitoso, sincero del nostro sentirsi Italiani in Italia e nel Mondo.

Regionalismo e Istituzioni dovranno essere liberi di coniugare in modo sapiente, sincrono e paritario la Costituzione, il Diritto, l'Amministrazione Pubblica, l' Istruzione, la Sanità, il Lavoro! Non esiste altra Democrazia all'infuori di questo principio liberale ( la Libertà è purtroppo ancora gravida di pericoli! ).

CI VOGLIONO PERSONE!
Le Persone, sì, il Problema sono le Persone che ci rappresentano e ci hanno rappresentato, è stato ed è questo l'inganno!

Il sistema elettorale, la rappresentatività, i criteri di giudizio del merito e sul merito, la qualità e il controllo di qualità dei servizi, gli studi umanistici (negati) e la Cultura, i Media, i livelli di controllo e di democrazia istituzionale, la legislazione putrescente, la negazione della scienza (ancora non si rispettano i criteri galileiani di merito in politica e nelle amministrazioni!) e il diritto della Nazione dei Cittadini ( Nuovo Stato e Nuove Regioni vincolate da una Legislazione rinnovata e adeguata alle nostre reali risorse economiche e culturali ) al controllo e alla gestione della Finanza pubblica! Ci vogliono Persone! non saltimbanchi, cafoni e strilloni, buffoni e ladri, arraffoni e ingordi, perversi e pervertiti, assenti in Parlamento e onnipresenti ai media televisivi, strapagati e coccolati come fotoreporter ambulanti della politica pizzaiola.

Ci vogliono Persone intelligenti e colte, preparate, responsabili, che hanno letto, studiato, lavorato, sofferto e vinto con vero orgoglio, sincerità e dignità la conquista del Diritto! e che siano pronte a dedicare tutto il loro tempo ai cittadini, al governo dello Stato!

I nostri rappresentanti istituzionali hanno invece distrutto e distruggono sogni, volontà, sacrifici, promesse! Se ne rendono conto?

Lo sanno o ancora non temono che fra meno di dieci anni la prossima generazione di medici precari si troverà impreparata a gestire e sopportare con la nostra saggezza questo insano progetto clinico di lavoro territoriale ed ospedaliero? E come reagirà?

I politici, gli amministratori, i sindacati ne percepiscono il pericolo o sono rassegnati a una devastante implosione del sistema sanitario nazionale?

Il Primo Ministro e il Presidente della Repubblica sono più presenti e più responsabili di tutti gli Altri Rappresentanti della Maggioranza e della Opposizione?

I PRECARI:VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA

Passerà ancora quest'anno e ancora succederanno nuovi scandali, nuovi progetti di governo clinico dissennati e nessun ministro con o senza portafoglio si accorgerà che l' odio antiperistaltico dei precari vomiterà lava e lapilli contro questo schifo.

Studenti e famiglie alla disperazione, ricercatori nelle cantine ad aspettare trasferimenti in Scozia o nel Burkina Faso, neolaureati in corsia a celebrare riti di lecchinaggio per rubarsi un posto da penultimo davanti al solito sfigato morto di fame che lascerà l'ospedale sconfitto maledicendo le sue ultime 30 ore di guardia, "ma perchè mai ha studiato tanto?".
A maggior ragione se non ha studiato tanto (il lecchino, il servo, lo schiavo) è stato comunque una peggior merda per avere studiato poco per niente.

ANNO 2008/2009 NASCITA E RESURREZIONE:

GLI UMANOIDI

E quando avrai i tuoi mille mutuati ( caro Fulvio ) lascerai in pace globi oculari, pupille e notti di guardia, carcerati e drogati, psicotici e puttane per esercitare ( finalmente ci sarai arrivato ) quella maledetta medicina difensiva per cui , per tenerti i clienti, ( anche tu caro Forrest ) dovrai rinunciare al raziocinio galileiano e per soddisfare i progetti clinici della tua A.S.L. ( Azienda Sanitaria Locale) dovrai dedicare ore alla burocrazia idiota che i non più nostri sindacati si sono inventati ( e pensare che non ce n'era bisogno! ) e tutto per quattro denari di euro inflazionati e marciti..."per^i ^loro^ mor)r)ti^c(k)ani"!


Natale è passato. E' nato, risorgerà! Vir, quem videtis, filius meus est. Quicumque es, audi! Chiunque tu sia, ascolta: questo è mio figlio!


Feliz Natal para você e um 2009 repleto de felicidade!

Mi conforta che all' open day liceale dove ho accompagnato mio figlio ho sentito studenti entusiasti e volenterosi, determinati, fieri...che sia una nuova generazione di umanoidi? Sicuramente è merito del silenzio dei loro genitori ( verificato! ) sul devastante curriculum studentesco sofferto nel '68 e delle ercolane fatiche improbe di noi genitori per emergere dal sottofondo del precariato territoriale o ( meglio o peggio ) ospedaliero.

SPERIAMO NEGLI UMANOIDI!

Ciao, un abbraccio forte. Volte mais vezes! Abraço!

Valdemar

mercoledì 17 dicembre 2008

ISTO MODO VEL GELMINI CONSULATUS VITUPERARI POTEST

ISTRUZIONE A SPIZZICHI E BOCCONI

Credo che bisogna dare atto alla ministro Gelmini della sua buona fede, ma ritengo che ci sia stato un errore politico di sottovalutazione del problema istruzione / cultura / scuola.
Nella scuola tutto va cambiato e non si può fare a spizzichi e bocconi, c’è bisogno di un progetto di largo respiro che inizi da ciò che è mancato a partire dal ‘68 quando la demagogia partitica travolse ogni Istituzione , ogni Amministrazione, ogni centro culturale del nostro Paese Italia.

E’ stato il prezzo pagato da una democrazia debole illiberale, meschina e arraffona che per continuare a governare si era inventata il cattocomunismo.

Da allora le facoltà \ ricordate? \ si sono riempite di studenti che non studiavano, di fanatici che fondavano centri sociali, di ruffiani declinati al sindacalismo, con iter di studi a dir poco fuorilegge inclini agli esami di gruppo, imperava in alcune facoltà il 18- politico- senza- studiare, c’era un piano di studi libero (sinistramente libero) che consentiva agli studenti peggiori di evitare esami difficili e docenti severi, corsi di facoltà altrimenti impossibili, mentre professori maoisti si pavoneggiavano del cambiamento sinistro degli studi e inneggiavano a turpi rivoluzioni del pensiero. Ma ciò che più incuriosiva era la constatazione che tutti questi studenti “modello” appena laureati utilizzassero poi, altrettanto alacremente degli studenti tanto odiati (quelli cosiddetti di destra\ per esserlo bastava che non fossero comunisti ! ), lo stesso approccio classista ai professori per ottenere benefici, lavoro, specializzazioni, raccomandazioni, sino al limite del servaggio, si riesumavano antiche parentele con sindacalisti e preti , assessori e dirigenti di partito, bidelli di palazzo e maniscalchi della politica ruffiana, il tutto senza vergogna come se nessuno avesse mai marciato prima con gli stalinisti del movimento studentesco, con i duri e puri di lotta continua, con l'avanguardia o il potere operaio, con il brigatismo rosso o nero!?
Reflusso gastroesofageo, vomito culturale !
Dal pulpito parlamentare si ergevano voci stridule di ignoranti e istrioni rivoluzionari, si gettarono le fondamenta per il giustizialismo, l'aborto dissennato, la dissacrazione della famiglia, il disprezzo per Abele e il trionfo di Caino, il federalismo senza Stato, lo Stato senza esercito, la Legge senza sicurezza, la laurea senza valore, il precario senza lavoro, la scuola senza cultura !
Odio di classe da una parte, arroganza dall’altra, direi che il peggio si è visto con l’ingresso alle università di studenti provenienti dalle varie scuole superiori al tempo della liberalizzazione degli studi: chi da istituti magistrali si iscriveva a medicina senza conoscere gli assi cartesiani, chi dalle scuole artistiche si iscriveva ad agraria senza avere mai visto una mucca al pascolo , chi dalle scuole alberghiere si iscriveva ad architettura per vendere pentole, tutto ciò passava per progressismo, per una conquista delle masse proletarie, un riscatto plebeo contro il linguaggio aulico colto dei docenti presessantottini, inquinato dalle letture greche, latine, filosofiche, era tutta letteratura da buttare come la divina commedia e i promessi sposi, contava soltanto il futuro anteriore!…fu così che ci ritrovammo oltre la metà del corpo insegnante digiuno di studi classici ma esperto di libretti rossi, fior di laureati e di deputati senza laurea privi di quelle basi solide umanistiche che potessero mantenere al timone l’etica e la morale, parole ostili alla sinistra democratica quanto a quella radicale antidemocratica. Fior di giovanotti parlavano il sindacalese e usavano microfoni per stupire il mondo piccolo e vuoto delle piazze.
Vien pur da ridere pensare che un tema così solenne come la Cultura, l’ Istruzione, la Scuola sia oggi affrontato con leggerezza ilare parlando di grembiulini e non della sostanza, del rigore degli studi, della riforma universitaria, certo capisco c’è bisogno prima della ramazza per spazzare via il marcio di un cinquantennio, ma tutto -peccato!- è stato fatto senza un coordinamento politico demiurgico risanatore che rifondasse l’umanesimo, l’etica, la morale dei nostri valori patriottici e nazionali: al bando questo idiota universalismo massimalista, anche cattolico, progressista-cosidetto-comunista (eufemismo sbiadito e gratuito).
Nulla si salverà se i triumviri del Governo Berlusconi, Gelmini- Brunetta- Sacconi non siederanno di nuovo al tavolo per un giro di rotta sistematico e complessivo che corregga le troppe falle apertesi nei meandri dell’ Università.
Per una catarsi ci vogliono certo tutti quanti i migliori Italiani che ci rimangono (se ancora non scappano dalle cantine delle Università), ma temo per lo più che in Parlamento ci resti ormai troppa gente incolta, seduta nella stanza dei bottoni bianchi, rossi e verdi!
Una cosa mi indigna, che tutti dicono di essere nel giusto, a destra e a sinistra, anche al centro, vuoi vedere che qualcuno si è sbagliato davvero?
Piu’ che di fatua libertà c’è bisogno in Italia, soprattutto qui da noi, di una democrazia liberale che sia coraggiosamente liberata dai vincoli clericali e veltroniani del cattocomunismo marxista-cattolico.

martedì 9 dicembre 2008

L' ITALIA, IL PAESE CHE PURTROPPO AMO

LETTERA A PETRA RESKI

Das Land, das ich leider liebe
Grazie Petra Reski
più italiana di così!
Ti abbraccio, anche se dispiaciuto che l'Italia ti abbia fatto soffrire.
Ma ogni Paese ha meriti e torti da offrire, basterebbe essere altrettanto schietti come tu lo sei stata con noi, senza offenderci e senza ...offenderti, come fa l'anonimo incolto che dovrebbe fare suo l'aforisma " le colpe e le responsabilità sono personali e individuali, davanti al mondo e davanti a Dio".
Che c'entri tu con il nazismo, e che c'entriamo noi con il fascismo, pace ai nostri nonni e bisnonni, piuttosto che cosa faremo noi per migliorare i nostri paesi e creare un 'Europa autenticamente liberale e sintesi di ciò che meglio hanno espresso le nostre civiltà e i nostri costumi, che non vanno dimenticati?!
Se Nietzsche e Wagner furono premesse alla cultura dell'avvento di un uomo Nuovo fu colpa loro o non piuttosto delle responsabilità storiche più complesse, non solo nazionali tedesche, che condussero alla triste esperienza del Nazismo?
Ognuno di noi è ciò che coscientemente diviene plasmandosi nell'esperienza-tempo e nello spazio-politico culturale in cui vive, poi la vis cogitans ci libera, ma non tutti la possiedono integra e non sempre ne fanno buon uso in questo universo polveroso e ciclicamente catartico.
Piuttosto temo che la dimenticanza e la rimozione del passato storico non possano apprendere altro alle nuove generazioni che la reazione violenta e catastrofica alle emozioni-reazioni contrapposte a cui sono esposte immediatamente oggi attraverso i media, senza la mediazione-meditazione culturale sofferta sulla e nella analisi dei Testi-(letteratura-storia-filosofia-scienza) così poco e male studiati nelle nostre scuole.
Bisognerebbe almeno comprendere noi adulti che se una lotta rivoluzionaria non violenta debba essere fatta sia quella sulla necessità improcrastinabile di dare ai nostri figli una riforma dell' istruzione completa che ricostruisca il Sapere e una cultura Europea, alla luce di un ‘ Europa che purtroppo crebbe già agonica-economicamente e culturalmente fragile –esposta ai mercati della globalizzazione e già divisa-militarmente inadeguata alle minacce del terrorismo islamista ( nel 1989 - non molto tempo fa - cadde il muro di Berlino \ ma non fu sconfitto il velleitarismo sinistro-culturale progressista ).

Ancora si annidavano in Italia e in molti paesi europei rigurgiti di intolleranza e di fanatismo comunista ( mentre il post-fascismo non faceva ormai più paura a nessuno, essendo rimaste solo risacche di ignoranza e perturbazioni mentali profonde ma confinate a gruppi nostalgici paranoidi ) mentre ancora esisteva e sussisteva nei Paesi mediterranei (soprattutto in Italia) e nell'Est europeo una cultura post-comunista diffusa e ancora gelificata nei media nazionalpopolari.
Dal '68 a oggi è trascorso un tempo storico lunghissimo per gli avvenimenti drammatici importanti succedutisi e per l' inerzia della risposta politica dello Stato che non rese possibile una riforma della Costituzione e una rifondazione degli studi scolastici in toto.
Molti studenti giovani (di cui potrei essere padre) parlano oggi con malcelata invidia dell'entusiasmo profuso in quegli anni dai sessantottini, sicuramente perchè i loro genitori non gli hanno spiegato (vergognosamente) né potuto spiegare (per fanatismo) quanto di marcio fosse coesistito allora, di ideologicamente violento, insieme a un movimento culturale giovanile spontaneo liberale e autenticamente pacifista ( passiamo il termine di sinistra / in senso socialdemocratico- ma il termine oggi è obsoleto-azzerato dalla stratificazione della mediocrità politica rappresentativa parlamentare e dall’Inferno culturale-mediatico-velinato e avvelenato di Tangentopoli) rivolto, non tanto all' odio antiamericano, quanto a un rinnovamento dei rapporti politici-culturali fra Stato-partito-famiglia (patriarcale) e individui ( non masse ) soggetti non più strumentalizzati e strumentalizzabili dai partiti. Da questa testimonianza avrebbe dovuto sorgere il nuovo mondo italiano! Invece l'inetta moltitudine di intellettuali cattolici e marxisti hanno occupato Amministrazioni, Università, Istituzioni Pubbliche e centri mediatici per farne volano di un revanschismo culturale conservatore, altro che progressista, sinistro e non di sinistra, sicuramente non liberale (liberante dai vincoli dell'assolutismo democratico).
In Italia Chiesa e Stato furono di ostacolo alla liberazione culturale dal giogo dello Statuto Albertino (dell '848) e della anomala Costituzione Italiana del '945 in cui emersero afflati di ideologia comunista e clericale dove ancora non era accettato il libero- Pensiero in libero- Stato.
A noi mancò una testimonianza liberale quanto Locke, memento Galileo fu incarcerato e Giordano Bruno condannato, come non pensare che una cultura intrisa di cattolicesimo assolutista e di marxismo (caparbiamente marxista e fanaticamente religioso) non abbia soffocato in fieri nel 1945 l' avvento di una Res Publica virtuosa?
La metastasi amministrativa e giuridica (talvolta violenta e mafiosa, non solo nel Mezzogiorno) non fu causa ma effetto di una politica dissennatamente filistea e declinata alle ideologie religiose cattolica e marxista a partire dal '45.
Ancora oggi ne paghiamo le colpe.
Berlinguer e Moro ebbero responsabilità politiche determinanti per la stagnazione della politica italiana entro i limiti chiusi della Costituzione e (fatto sconto per la integrità morale di entrambi e per la tragica insoluta scomparsa del secondo) sono ancora oggi santificati e non riconosciuti artefici ( ma ancor più lo furono i loro eredi spirituali ) di una morbosa associazione cattomarxista che impedì e impedisce ai movimenti giovanili di lasciare almeno una traccia indelebile di laicità nello Stato, coartandoli in un contesto politico mummificante.
Purtroppo qui emergono pesanti responsabilità dei partiti storici nell'avere fermato il processo di modernizzazione del Paese.

Valdemar
Das Land, das ich leider liebe!
Viva la Germania
e viva l'Italia, il Paese che purtoppo amo.
 
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